Il Fattore Economia Sociale

Si è concluso il 15 novembre Il Fattore Economia Sociale, un Festival che ha riunito esperti, studiosi, policy makers e organizzazioni sociali al Disse - Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche - Sapienza Università di Roma.
Due giornate di confronto su sostenibilità, rigenerazione urbana, innovazione sociale, lavoro sociale, welfare. 
Al panel su Città, Periferie, Lavoro, Rigenerazione Urbana ha partecipato Concetta Campi, Coordinatrice del programma Periferiacapitale.
Nel corso dell'intervento Concetta Campi ha sottolineato come " I Poli Civici a Roma rappresentino uno spazio generativo di idee di progetti di relazioni di economie di competenze".

Organizzato da Disse – Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche – Sapienzain collaborazione con Consorzio Idee in ReteForum Nazionale Terzo SettoreSave the Children ItaliaFon.Coop, Fondazione Impresasensibile, Fondazione Roma SolidaleAcli – Associazioni cristiane lavoratori italiani, Officina Sociale e CSV Lazio ETS.

Qui un breve sunto dell'evento:
 
Le due giornate hanno il patrocinio di Roma Capitale e della Lega delle Autonomie Locali (ALI).

Sostenibilità, prossimità, rigenerazione, innovazione sociale sono parole sempre più ricorrenti nel discorso politico e sociale. Ma se i costi dell'insostenibilità sociale ed ecologica sono ormai chiari e gli obiettivi di una transizione giusta accettati a livello nazionale e internazionale, resta aperta e non priva di contraddizioni la questione su come agire per raggiungere questi obiettivi. Tra i fallimenti del mercato e i limiti dello Stato, l’economia sociale rappresenta oggi uno spazio terzo e ibrido che punta a riconciliare crescita, sostenibilità ecologica e coesione sociale. Uno spazio popolato di organizzazioni diverse tra di loro: imprese sociali, cooperative, società di mutuo soccorso, associazioni senza scopo di lucro e fondazioni, ma tutte accomunate dal rispetto di alcuni principi: la non distribuzione di utili e di patrimonio, la priorità della persona rispetto al capitale, la presenza di regole di governance democratiche e partecipative.

Ma cosa significa fare dell’economia sociale un motore di sviluppo? In che modo i processi di rigenerazione urbana e le pratiche di innovazione sociale attivate dagli attori dell’economia sociale possono trasformarsi in leve di riconversione, sia materiale che immateriale, per un territorio? Ma soprattutto, quanto e in che misura l’economia sociale può contribuire non tanto a mitigare ma a modificare i modelli di sviluppo dominanti.

In una fase di grandi trasformazioni come quella che stiamo attraversando lo stesso concetto di economia sociale si presta a diverse interpretazioni, tra coloro che guardano a essa come spazio trasformativo dei rapporti di forza interni all’economia di mercato e chi, invece, partendo da posizioni culturali differenti, se non opposte, usa questi stessi concetti per limitare gli spazi democratici, in favore dei soli desiderata del mercato, sia pure temperato da un po' di “sociale”. 

Come rafforzare e consolidare, dunque, l’edificio europeo dell’economia sociale finora faticosamente costruito ed espresso a partire dal Social Economy Action Plan? Come immaginare che i diversi soggetti di quest’ampia famiglia possano convergere nel duplice e comune interesse della lotta contro le disuguaglianze e della difesa dei principi democratici?

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